Le cause

Infanzia e adolescenza

Negli snodi decisivi della vita di ognuno, soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza, dobbiamo considerare una doppia impasse che si presenta tante volte come una difficoltà e altre addirittura come impossibilità, e riguarda la costituzione di un’immagine di sé e la soggettivazione della propria esperienza del corpo. Tale premessa è presente in ogni disturbo alimentare in diversi modi.

Le determinanti e le dinamiche che danno senso e spiegano questa base che si trova all’origine del sintomo non sono che da ricercare nella sensibilità e nella vita particolare di ciascuno. Senz’altro possiamo dire che in ogni disturbo alimentare è riscontrabile un’esperienza dell’immagine di sé particolarmente frammentata o eccessivamente rigida, e un’esperienza della dimensione sessuale e pulsionale del corpo sostanzialmente congelata o radicalmente sregolata.

Questo ad indicare come la propria esperienza soggettiva e i legami fondamentali della propria vita non abbiamo permesso una risposta “sufficientemente buona” alle due questioni centrali nella formazione di ogni individuo.

 

Famiglia

Nel percorso psicoterapeutico, occorre considerare il tipo legame famigliare solitamente incontrato da chi soffre di disturbi alimentari, un legame che diciamo non ha aiutato nell’elaborazione dei due snodi sopra indicati, mentre ha favorito quelle particolari risposte che prendono il nome di disturbi alimentari. Le caratteristiche delle dinamiche famigliari che facilitano questo sono almeno tre: la prima è quella di un clima famigliare saturo, caratterizzato dal costante appiattimento dei rapporti al piano del bisogno, dell’ordine, del successo.

La seconda è quella di un clima famigliare gelido, ossia caratterizzato dall’assenza della dimensione affettiva, empatica, desiderante, della vita e dei rapporti. La terza è quella di un clima sregolato, orientato esclusivamente dalla dimensione capricciosa e narcisistica dei suoi componenti.

In ogni disturbo alimentare possiamo cogliere un doppio versante: da un lato il rifiuto, il tentativo di opporsi a queste tre caratteristiche, dall’altro l’affermazione prepotente delle stesse.

Contesto culturale

Occorre inoltre considerare il tipo di contesto sociale in cui si collocano e affermano i disturbi del comportamento alimentare, che, come ogni altro disturbo psichico, sono l’effetto dell’ambiente culturale in cui si sono presentati, una risposta al suddetto contesto. Alcune delle caratteristiche che favoriscono una soluzione sintomatica sono: una società che offre e impone in modo compulsivo, sempre più oggetti di consumo, immagini ideali, modelli a cui somigliarsi, e restringe enormemente la possibilità dell’individuo di costruirsi un modo proprio di soddisfacimento, un modo che contraddistingua a “quella persona” e a nessun altra.

Un'altra caratteristica del nostro tempo è un tipo di discorso culturale che preme sempre di più sulla cura di sé, sulla necessità di essere in forma, di essere in armonia con il corpo, ma in modo “ideale” e rifiuta, di fatto, la possibilità di un’esperienza particolare e inedita del proprio corpo.

Anche qui possiamo cogliere in ogni disturbo alimentare un doppio versante: da un lato il rifiuto, un tentativo di opporsi alla morsa di queste dimensioni del clima culturale, dall’altro l’esasperata affermazione e realizzazione delle stesse.

Di chi è la colpa?

Di nessuno.  I genitori dei ragazzi affetti da DCA chiedono spesso che cosa hanno sbagliato e anche nell’ambiente circostante vivono reazioni colpevolizzanti.

Un disturbo alimentare insorge a seguito della presenza di una serie di fattori - individuali, familiari, culturali - che interagiscono tra di loro in modo di volta in volta peculiare, e tutti insieme determinano le condizioni nelle quali un individuo si ammala di un DCA. Colpevolizzare non aiuta e aumenta la sofferenza, bloccando quelle energie che invece potrebbero essere impiegate nell’affrontare la situazione difficile. L’aiuto di un terapeuta è importante anche per affrontare i sensi di colpa, così che si possano investire le proprie forze nel processo di guarigione.